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State ascoltando il TRAMONTO del Maestro ARA


Omaggio di Arturo Reghini alle Giubbe Rosse

(Firenze 1° luglio 2006)


             Nella storica cornice del Caffè artistico letterario Le Giubbe Rosse di Firenze, per la rubrica Lettere e Simboli da un'idea di G. D'Andrea ed a cura di Vittorio Vanni, la sera del 1 luglio è stato reso un doveroso omaggio alla memoria di Arturo Reghini (Firenze 1878 - Budrio 1946) in occasione del 60° anniversario del suo passaggio all'Oriente Eterno. Hanno portato il loro contributo Emirene Armentano, nipote di Amedeo R. Armentano, Roberto Sestito, il Gran Bibliotecario del G.O.I. Dino Fioravanti, Piero Fenili, Dana Thomas Lloyd e Guido Boni della RL Fiorenza 1141 all'Or. di Firenze.
             Nonostante fosse il primo sabato di Luglio le sale delle Giubbe Rosse erano gremite di fratelli ed amici. Fra i partecipanti erano presenti fratelli provenienti da Orienti diversi come quelli di Roma, Bologna, Viareggio, Prato e fra gli altri anche il Presidente delle LL. Regionali Adriatiche di Rito Simbolico, Moreno Neri.
              Emirene Armentano ha aperto la serata rivolgendo un saluto di ringraziamento ai presenti e ricordando l'alto profilo morale e la missione umana e spirituale di Arturo Reghini. Egli è stato professore di matematica, filosofo, neo-pitagorico, intellettuale, valente scrittore, metafisico ma soprattutto un Libero Muratore.
              Come apertura e chiusura della serata sono stati fatti ascoltare due brani per pianoforte solo, composti negli anni '40 dal maestro nella via pitagorica di A. Reghini, Amedeo Rocco Armentano (Scalea 1886 - S. Paolo del Brasile 1966) violinista, compositore e professore al Conservatorio Musicale brasiliano di S. Paolo dal 1927. Per l'occasione, i due brani dal titolo "Preludio" ed "Al tramonto" sono stati suonati da Giselda Armentano, sorella di Emirene ma riprodotti da un cd musicale spedito appositamente dal Brasile, ove la famiglia tuttora risiede. Da annotare che questa è stata la prima audizione assoluta per l'Italia.
               Il primo intervento dal titolo Ritorno alle Giubbe Rosse: Arturo Reghini 60 anni dopo è stato letto dal Presidente della Associazione Culturale IGNIS, Roberto Sestito. Dopo aver tratteggiato vari ed intimi momenti del quotidiano di Arturo Reghini, ha rivolto ai presenti un appello auspicando la creazione di una Fondazione di Studi atta a raccoglierne l'eredità iniziatica e la sua più ampia diffusione.
               Ha preso la parola il fr. Guido Boni, il quale ispirandosi alla citazione dantesca "Ma perché piene son tutte le carte", tratta dall'ultima lettera indirizzata da Reghini ad Armentano, si è rivolto in forma epistolare ad Arturo descrivendone gli ultimi momenti terreni. Dalla lettera è scaturito l'augurio che l'esempio di fortezza umana e pitagorica insieme che Reghini ci ha lasciato, sia d'esempio ai tanti giovani fratelli Massoni che numerosi stanno bussando alle porte dei nostri Templi.
               È stata poi la volta di Piero Fenili col suo intervento dal titolo: A. Reghini ovvero la fedeltà alla Tradizione antica. Con un'estesa visione storica, Fenili ha approfondito quale sia stata la grandezza e l'unicità del messaggio storico-tradizionale che Reghini rivolse agli Italiani all'indomani della vittoriosa guerra italo-turca, che strappò la Libia all'impero Ottomano. Tale messaggio è stato ripercorso dal Fenili prendendo le mosse dal testo reghiniano sull'Imperialismo Pagano del 1914, ripreso poi nel 1924.
               Dana Thomas Lloyd ha invece parlato di Reghini, tra vissuto travagliato e lascito impareggiabile, commemorando la sua memoria nell'accezione antica di pius vir. Al termine ha dedicato al Genio di Reghini un simbolico gesto, consistente nello spargimento d'acqua votiva, come nelle antiche libagioni Pitagoriche, sopra una foto riproducente simbolicamente la lapide di marmo dietro la quale Reghini è tuttora sepolto nel cimitero di Budrio, lapide dove si legge: Arturus Reghini. Pythagoricus Latomusque Insignis. (vedi foto)
               La sentita manifestazione è stata conclusa dal Bibliotecario del Gran d'Oriente d'Italia, Dino Fioravanti che, dopo aver rievocato la grande, ma schiva personalità di Giulio Parise, discepolo e primo biografo di Reghini, ha accennato all'attento lavoro di ricostruzione ritualistica e filologica che Reghini non si stancò mai di portare avanti sopra i Rituali Massonici. Ha colto anche l'occasione per annunciare un progetto di riunione di tutti i fascicoli della rivista degli anni '20, Rassegna Massonica, di cui Reghini fu direttore quando era affiliato alla Gran Loggia D'Italia di Piazza del Gesù. Questo per mettere finalmente a disposizione degli studiosi un altro pezzo di storia dell'Istituzione Muratoria, presso le sale della nostra biblioteca di Villa Il Vascello.
               Al termine degli interventi la serata è continuata per dar spazio a domande ed agli interventi da parte del pubblico che, ad un certo punto sembravano non dovessero più aver termine, coronando così la perfetta riuscita della manifestazione.
                La chiave di lettura della serata è tutta racchiusa nella prestigiosa presenza della nipote di Amedeo Armentano, la signora Emirene e di Roberto Sestito. Quest'ultima è oggi per eredità paterna depositaria di una vastissima documentazione di carteggi, opere inedite e dei rituali originali del R.F.I. (Rito Filosofico Italiano) di cui Armentano e Reghini furono entrambi riformatori negli anni 1912-14. Tale Rito sebbene abbia avuto breve storia e durata, ancora oggi resta l'unico tentativo di coniugare la Ritualità Massonica con l'idea iniziatica ed esoterica di stampo prettamente italiano, sotto la bandiera dell'antico Pitagorismo. di fratelli come A. Reghini ed Amedeo Armentano. Pare essere questa, l'occasione Giusta e Perfetta.

                                                                                                                               ….continua